Chiesa parrocchiale San Giovanni Battista

Storia della chiesa di Brembilla

L’antica chiesa

La prima attestazione della presenza di una chiesa a Brembilla compare in un rogito del 1337 relativo a un fabbricato posto «in loco de Brembila in platea ecclesie Scti Johannis de Brembila», cioè "nel luogo di Brembilla sulla piazza della chiesa di San Giovanni di Brembilla" (così scrive Giuseppe Pesenti in un articolo a p. 216 nel numero 23 di «Quaderni Brembani»).

Da quanto poi emerge da un atto notarile del 1353, la chiesa era dotata di un campanile, e poteva ospitare una cinquantina di capifamiglia per le assemblee di elezione dei procuratori delegati a trattative amministrative con le città di Bergamo e Milano (figura 1).

Nel 1443 il paese di Brembilla fu protagonista di un evento cruento e distruttivo, passato alla storia come "Cacciata dei Brembillesi": la Repubblica di Venezia, del cui territorio Brembilla faceva parte, punì i ribelli locali che professavano la loro fedeltà al Ducato di Milano, con la distruzione del paese e l’allontanamento forzato dei suoi abitanti. Non si sa se la chiesa sia stata risparmiata o se abbia subito il medesimo destino di tutti gli altri edifici che furono rasi al suolo.

Tuttavia, a favore di una sopravvivenza della struttura nel Quattrocento vi è una testimonianza più tarda: durante una visita pastorale del vescovo Pietro Lippomano, avvenuta nel 1538, venne rinvenuta su un antico messale un’annotazione risalente al 1474, che sembrava attestare la presenza della chiesa stessa (così Giovanni Salvi, in Visite pastorali della chiesa di Brembilla, p. 302).

Oggi, dell’antica chiesa non sopravvive nulla; fino ad anni recenti, sul sagrato antistante l’attuale edificio erano visibili i cordoli in cemento del perimetro e i basamenti dei pilastri dell’antico edificio (figura 2), tracce asportate dagli ultimi rifacimenti della pavimentazione del sagrato.

La nuova chiesa

La nuova chiesa è un edificio risalente alla fine dell’Ottocento. Come recita la lapide collocata sulla parete della quinta campata nella navata sinistra, la prima pietra fu posata il 14 aprile del 1885, mentre il 27 novembre del 1888 venne celebrata la prima messa e il 22 novembre 1896 avvenne la consacrazione. A officiare tutte le cerimonie fu il vescovo di Bergamo Gaetano Camillo Guindani.

La costruzione della nuova chiesa prepositurale scaturì dalla volontà dell’allora parroco don Pietro Rizzi, che ne fu il principale promotore. La progettazione fu affidata a Elia Fornoni, noto architetto e ingegnere di Bergamo, mentre per la direzione dei lavori fu scelto il capomastro Francesco Gervasoni.

Don Pietro Rizzi

Don Pietro Rizzi (figura 3) era nato nel 1833 a Villasola (Cisano Bergamasco) e venne eletto nel 1871 parroco di Brembilla a suffragio popolare. Fin dall’inizio del suo mandato notò il degrado dell’antica chiesa e l’anno seguente avviò la raccolta di fondi per la costruzione di un nuovo edificio. Don Pietro Rizzi svolse per 38 anni la missione di parroco di Brembilla e vicario delle parrocchie di Berbenno, Blello ,Gerosa e Ubiale. Alla sua morte, avvenuta il 7 marzo del 1909, venne sepolto nella cappella della famiglia Carminati (Codega).

Elia Fornoni, architetto e ingegnere

Per la progettazione del «nuovo tempio del paese di Brembilla» fu scelto l’insigne architetto e ingegnere Elia Fornoni (1847-1925) (figura 4). Il suo curriculum era di tutto rispetto in quanto aveva già seguito importanti opere civili e religiose nella città di Bergamo, oltre a essere un dotto ricercatore delle antiche vestigia urbanistiche della città orobica. Per molti anni esercitò la carica di assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Bergamo.(1887-1909), fu docente di Matematica e Scienze naturali alla Scuola d’arte Andrea Fantoni, conservatore provinciale dei monumenti, accademico e poi presidente (1902-1920) dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo. Insomma, di tutto e di più. Fra le molte opere pubbliche da lui realizzate si ricordano l’ospedale psichiatrico di Bergamo (oggi sede dell’azienda sanitaria locale) e la casa di ricovero (sorta in località Clementina nel 1915 e demolita nel 1981).

Francesco Gervasoni, capomastro

L’architetto Fornoni affidò la direzione dei lavori della nuova chiesa al capomastro Francesco Gervasoni (1842-1926) di Brembilla (figura 5), con cui aveva collaborato nella realizzazione di numerose opere pubbliche e di edifici religiosi della provincia di Bergamo. Francesco Gervasoni, originario della contrada di Malentrata ma abitante nella contrada di Cadelfoglia, era autodidatta, ed era meglio conosciuto come “Ol Cinco”; tra le sue opere più rilevanti in paese, oltre alla chiesa parrocchiale, ricordiamo il monumento ai Caduti. Fu anche progettista e capomastro della chiesa di Bonate Sotto, di quella di Cepino, di Cortenuova, di Monte di Nese e, in ultimo, di Ubiale. Collaborò anche per venticinque anni con la provincia di Bergamo, nella realizzazione della strada dei Serrati della Valle Taleggio tra San Giovanni Bianco e Sottochiesa, nella costruzione del tronco della strada nel comune di Alzano Lombardo, partecipando anche ai lavori di una variante stradale a Gorlago. Di queste collaborazioni ci offre un ricordo e un attestato di stima il memorandum stilato alla sua morte dall’ingegnere capo della Provincia Luigi Zanchi. Costruì anche cimiteri, asili, fabbricati scolastici, piccole cappelle e modesti oratori. Svolse per oltre vent’anni il ruolo di sindaco di Brembilla e fu nominato Cavaliere della Corona d’Italia. Ai funerali, oltre alla numerosa popolazione, parteciparono larghe rappresentanze degli enti e dei Comuni con cui aveva collaborato mentre il brembillese Gian Battista Pesenti Ravagna ne delineò un fedele e perfetto ritratto sulle pagine de «L’Eco di Bergamo».

I finanziamenti e i materiali

La donazione più consistente per la costruzione della nuova chiesa fu di 16.470 lire, da parte di don Vincenzo Salvi, come riporta una lapide sepolcrale in marmo nero posta sulla parete della scalinata che conduce alla cripta dello Scurolo.

Alla data del 1885, per la posa della prima pietra, erano state raccolte 52.629 lire, che diventeranno 84.938 nel 1889. Al momento della consacrazione della chiesa, il 23 novembre del 1896, la cifra totale raggiunse le 137.000 lire, somma che non comprendeva l’importo del campanile.

Il terreno per la costruzione, di circa 3000 metri quadrati, venne acquistato per la somma di 1884,88 lire, versate al proprietario, Antonio Ambrosioni.

La composizione. delle offerte in denaro si diversificava in base alle disponibilità economiche di ciascun donatore, ma vi sono anche offerte specifiche di arredi sacri, o in natura, dei più disparati generi, messi poi all’asta o in lotterie.

Assai significativa e rilevante fu la manodopera volontaria della popolazione, impegnata nella raccolta del pietrame, della calce e del legname, trasportati anche dalle donne e fanciulli. Si lavorava anche nei giorni festivi e di sera dopo il lavoro.

Il pietrisco proveniva principalmente dalle cave di Malentrata, situata sul versante sinistro orografico della valle, e da quella di Capaolt, declivio poco a monte del sito di Caros, posto sul lato orografico destro; si racconta che le pietre, dal punto di estrazione di quest’ultima cava fino al sagrato della chiesa, venissero fatte passare di mano in mano in un lungo serpentone di uomini, donne e ragazzi.

Per quanto riguardagli altri materiali:

- il legname per impalcature e ponteggi proveniva dall’Alta valle Brembana;

- il cemento Portland dalla ditta Scuri di Zogno;

- i mattoni dalla fornace di Madone,

- la ferramenta era fornita dalla fucina di Paolo Rinaldi di Brembilla;

- la sabbia dai Ponti di Sedrina e da una cava in prossimità di Malvesuda;

- la calce dalle calchere della Valle Suoli in prossimità di Cadelfoglia.

I lavori edili vennero eseguiti con discontinuità da una ventina di muratori pagati con 2,15 lire al giorno, mentre i manovali percepivano 1,50 lire e i tagliapietre 3,50 lire.

 

L’interno della chiesa di Brembilla

Le sue imponenti dimensioni la rendono la chiesa più grande del comprensorio della Valle Brembana (figura 6).

L’edificio misura 54 metri in lunghezza, 22 m in altezza e 20 metri in larghezza; le navate sono separate da otto colonne polistile dai quali fiorisce la fitta rete di archi e costoloni che reggono le vele delle volte a crociera. Il campanile, inaugurato nel 1907, svetta con la croce a m.88 di altezza.

Sulla cuspide esterna del portone centrale spicca la statua di san Giovanni Battista, in marmo bianco di Carrara come le sculture nelle lunette delle porte laterali, opere dello scultore Francesco Albera, autore di altre statue all’interno della chiesa.

 Il pulpito e i portali lignei

Il pulpito (figura 7), di pregevole fattura, è composto da un baldacchino, cioè la parte superiore, che proviene dalla precedente chiesa, opera del 1681 dell’ebanista Cristoforo Bettinelli di Bergamo. La parte inferiore è invece più recente, ed è stata realizzata nel 1888 dalle botteghe di falegnameria Carminati (Pistola) e Pesenti di Brembilla e Laxolo.

A queste ultime due botteghe si deve anche la realizzazione del portone centrale, delle porte laterali, insieme alle rispettive bussole, e di altri manufatti lignei come il decorato bancale del presbiterio (figura 8).

I banchi nelle navate e i cassettoni in legno sono attribuiti invece a Bortolo Pesenti e Celestino Bugada.

Il mobile della sacrestia

La parte centrale del mobile della sacrestia (figura 9) previene dall’antica chiesa e risale alla fine del Seicento. Venne realizzata dalle botteghe dei Carminati di Brembilla e dei Pesenti di Laxolo, a cui sono da attribuire anche i confessionali laterali, risalenti però alla fine dell’Ottocento.

Acquasantiera a colonna (secolo XVI)

Delle due acquasantiere a colonna in marmo bianco, quella più interessante è posta a destra dell’ingresso centrale e risale al secolo XVI. La base e decorata su tre lati con un bassorilievo che rappresenta lo stemma dei Carminati, configurato con il carro e l’aquila (figura 10), una raffigurazione del Volto santo di Cristo, che richiama il crocefisso presente nel duomo di San Martino a Lucca, e uno stemma famigliare attribuito forse ai Pesenti, stante la presenza della “pesa”, la bilancia a braccio.

La presenza dello stemma dei Carminati fa pensare a una probabile donazione da parte questa famiglia che per secoli fu eminente a Brembilla.

La quadreria

La più importante opera pittorica presente nella chiesa di Brembilla è una tela di Carlo Ceresa, originario di San Giovanni Bianco, e datata tra il 1652 e il 1655 (figura 11). Si tratta di una Madonna con bambino, attorniata da sant’Antonio da Padova, san Pantaleone, santa Maria Maddalena, con disciplini in tonaca bianca e anime purganti. L’opera fu donata in occasione della consacrazione della chiesa dal vescovo di Bergamo Camillo Guidani.

Un’altra pregevole opera pittorica si trova sulla parete destra della prima campata, ed è un Natività della metà del Cinquecento, attribuita al pittore lombardo Marco d’Oggiono (figura 12) .

L’altare maggiore

L’altare maggiore (figura 13) è datato alla fine del Seicento ed è attribuito alla bottega dei Manni, intarsiatori e marmorari di Gazzaniga, la cui "firma" è attestata dalla presenza di alcuni uccelli raffigurati nei raffinati intarsi. Questi ultimi, di pregevoli marmi policromi, sono impreziositi da rifiniture in madreperla. Il nucleo originario dell’altare fu ampliato nel 1890 dalla ditta Giovanni Fossati e Cesare de Vecchi di Bergamo.

Sulla parete di sinistra del presbiterio è inserita la fronte di un tabernacolo in marmo bianco del XVI secolo, opera di Giovanni Antonio Amadeo e probabilmente proveniente dall’antica chiesa. Di rilievo il bancale ligneo sulla parete destra del presbiterio, opera delle botteghe dei Carminati (Pistola) e dei Pesenti di Laxolo (figura 14).

 

L’organo

Nella chiesa di Brembilla la solennità alle celebrazioni liturgiche è fornita da un organo opera di Luigi Balicco Bossi (1833-1911) (figura 15). L’ultimo restauro dell’organo è avvenuto nel 1993 ad opera della ditta Piccinelli di Ponteranica. Dalle osservazioni e dagli studi compiuti in questa occasione è emerso che alcune componenti dell’organo attuale, risalente al 1910, derivano da un precedente strumento del Settecento, della prestigiosa ditta Serassi. L’organo fu sottoposto nel 1930 a una parziale revisione dalla ditta Piccinelli di Ponteranica, che lo dotò di una disposizione fonica e timbrica di 1350 canne, per poi passare a un lungo periodo di silenzio, fino a che l’ultimo intervento del 1993 tornò a far rifiorire l’antico suono.

La cripta

La cripta (figura 16) della chiesa parrocchiale è dedicata alla Madonna di Lourdes, ma e meglio conosciuta come Scurolo. Realizzata contemporaneamente alla chiesa stessa, è ricavata dallo spazio del sottostante avvallamento in corrispondenza dell’abside e sorretta dai pilastri delle fondamenta della chiesa. Le notevoli dimensioni della cripta permettono di accogliere oltre duecento fedeli, soprattutto nella ricorrenza dell’apparizione della Madonna di Lourdes. La grotta del santuario francese originario è rievocata nella maestosa ricostruzione in tufo e concrezioni minerali (stalattiti e stalagmiti) provenienti da Olda (figura 17).

Il campanile

Il campanile fu progettato dall’architetto Elia Fornoni e costruito qualche anno dopo la chiesa stessa: venne infatti inaugurato nel 1907 e dotato di un concerto di otto campane della ditta Prunori di Grosio Valtellina. Durante il fascismo, nel 1943, tre campane vennero requisite per essere fuse per la produzione di cannoni da guerra e nel 1954 furono rimpiazzate dalla ditta Dante d’Adda di Crema.

Ringraziamenti

Per le preziose informazioni si ringraziano il professor Giovanni Salvi, Alessandro e Cristian Pellegrini, Giuseppe Pesenti e don Andrea Sartori a cui va un ringraziamento anche per la disponibilità nella consultazione dell’archivio parrocchiale. Un grazie anche ad Alessandro Pellegrini, Oliviero Carminati e Sergio Carminati per le fotografie.

 

Bibliografia

Giovanni Salvi, La Parrocchia di Brembilla nelle visite pastorali, 1538-1906, Corponove, Bergamo 2019.

Alessandro e Cristian Pellegrini, Brembilla viaggio nelle 141 contrade, Ferrari editore, Clusone 1997.

Giuseppe Pesenti, Spigolature brembane, nuove scoperte per ricerche future, in «Quaderni brembani», 2024, n. 23, p. 216.

Mappa Napoleonica

Con chi collaboriamo

Il Gruppo Sentieri Amici della Storia Val Brembilla collabora con molte realtà del territorio vallivo e bergamasco. Collaboriamo principalmente con il comune di Val Brembilla e CAI di Bergamo.